Cycling, Cycling Will Tear Us Apart s04e01–05. Flèche Wallonne

Affascinante. Vuoi il nome “Freccia Vallone”, vuoi il blasone, che paragonato alle altre classiche è praticamente nullo.
Vuoi perché ormai si corre durante la settimana, è la più corta e in RAI iniziano il collegamento mezz’ora prima della fine. Sì ma tanto la gente lavora. Ok capo.
Vuoi per lo stretto legame con l’Italia, per i risultati – seconda per vittorie (18) solo al Belgio (38) – e per quel carbone che a partire dagli anni Venti e Trenta attirò migliaia di connazionali riversandoli la domenica a bordo strada a tifare per i propri eroi in bicicletta.
Ma vuoi soprattutto per quelle tre lettere che si ripetano all’infinito sull’asfalto per quei 1300 m al 9,6% (con punte del ven-ti-sei-per-cen-to).
Nota a margine: solo alle nostre menti malate sembra siano H bold, u italic e y regular?
Per tutto questo a noi la più sfigata delle tre sorelle delle Ardenne, è quella che piace di più. Losers nella vita non solo alla partita.
Che poi di loser la Freccia non ha un cazzo: la chiamano la piccola Liegi – Bastogne – Liegi, hanno un percorso simile che più volte nella storia si è intrecciato e anzi, sebben più giovane della Doyenne, la nostra è stata a lungo considerata la più prestigiosa delle due. Un tempo si correvano addirittura in due giorni consecutivi, Liegi sabato e Flèche domenica, il Week-end ardennais, vera e propria corsa a punti dal 1950 al 1964 (e pure – un po’ ingloriosamente – dal ’93 al ’97).
Addosso quindi: penultimo appuntamento per la nostra non richiesta Top Five, oggi tocca alla Flèche Wallonne.
Cinque highlights con il finalino da bersi alla goccia come un Mur de Huy + dove l’abbiamo trovata, la diretta integrale YouTube.

Huy, Huy, Huy, Huy, Huy, Huy, Huy, Huy“, olio su Tacx (2020)

«Quanti pensieri si accumulano, ne sento il peso su di me. Questa salita non finisce mai, mi sta bloccando i muscoli. La fatica non significa niente, è come una goccia di sudore sotto il sole.
Quanto ho bisogno di ascoltare l’incitamento della gente, questa salita diventerà discesa e la mia vita si trasformerà. La mia scelta non ha niente in comune con l’attitudine alla sfida. Sta pedalando come un folle il campione alle mie spalle.
Ma sto volando verso la linea bianca del traguardo, la folla si sposta con studiata cadenza al ritmo dei miei ultimi colpi: con uno scatto lo infilo di istinto e sullo sfondo il gruppo si è aperto a ventaglio salutandomi come il nuovo campione.
Mi consuma, mi emoziona questa Freccia Vallona
».

Yo Yo Mundi, Freccia Vallona

Episodio 1 – FW 1950

Avremmo voluto iniziare lo special parlando della Freccia del ’60 e dell’italobelga Pino Cerami. Emigrato con la famiglia da Misterbianco, Catania, agli altiforni di Montignies-sur-Sabre, vicino Charleroi, dal ’48 al ’59 sede di partenza e dal ’60 al ’64 di arrivo della Freccia.
Un predestinato, insomma il nostro Giuseppe, fedelissimo alla maglia Peugeot fino al termine della carriera.
Nel 1949 si ritrovò con Coppi al comando della gara. Ma ai – 10, grazie alla scia di un’auto, rientrano Van Steenbergen e Peters, che finiranno rispettivamente primo e secondo, relegando il nostro quarto dietro all’italiano.
L’anno dopo è il 30 aprile, ci sono 235 km che da Charleroi portano a Liegi e Coppi due settimane prima ha vinto la Roubaix.
Su 200 iscritti ne partono 88. Ed è subito fuga, con Breuer e Dillis, poi il secondo molla e Breuer se ne va. Arrivano due francesi, Chateau e Forlini poi Metzeger e Cerami tentano l’allungo. Gli uomini Bianchi amministrano fino all’Hautregard quando Coppi parte e li va a riprendere uno a uno. Pino forerà 3 volte. Quando mancano 85 km – siamo sul Malchamps – Fausto se ne va di nuovo. Da solo, fino al traguardo. Oltre 5′ sul secondo, Raymond Impanis.
Dieci anni e una serie di piazzamenti dopo, a 39 anni suonati Cerami fa il Coppi: porta a casa la Roubaix in aprile e la Freccia a maggio; ad agosto arriva terzo al mondiale DDR del Sachsenring. Detiene – dal ’63! – il record del ciclista più anziano a prendersi una tappa al Tour: era la Bordeaux-Pau e lui, 41 anni, 3 mesi e 5 giorni, battè Darrigade e Groussard. Che cuore.

Episodio 2 – FW 1985

È il 17 aprile, sono solo tre anni che la Freccia ha scoperto il Mur de Huy e oggi, per la prima volta, l’arrivo è posto proprio in cima a quei tremendi 1300 metri.
Chemin des Chapelles è il nome di questa lingua d’asfalto della ville che domina la pianura della Sarte, lungo la strada sono poste sei cappelle che pongono fine al pellegrinaggio di Notre Dame de la Sarte.
Una via crucis, insomma, una scalata a denti stretti che gli 84 che quel giorno taglieranno il traguardo ancora non sanno, ma diventerà per sempre il simbolo della Freccia Vallone.
Al via ci sono Ludo Peeters e Joop Zoetemelk, Stephen Roche e Sean Kelly, Steven Rooks e Bernard Hinault. C’è Claude Criquielion da Lessines – compaesano di René Magritte – in maglia iridata, conquistata a Barcelona a settembre davanti a Claudio Corti e a Steve Bauer, lo stesso che lo condannerà alle transenne tre anni dopo a Renaix.
E sì, c’è anche Steve Bauer; a 53 km dall’arrivo se ne va il belga della Lotto Jozef Lieckens, subito raggiunto da Criquielion, Argentin in maglia Sammontana, Fignon in maglia Renault e Acacio Da Silva Mora della Malvor-Sidi di Zandegù.
Crique non era solo belga, ma era un vallone, un belga francofono. Non era solo un finisseur, era uno scalatore. E nella sua Vallonia, quando mancano 21 km al traguardo va da solo a spianare per primo il Mur.
Dal 2015 la curva in cui inizia la bagarre per la vittoria della Flèche porta il suo nome. E lì sul tornante sulla destra c’è pure una stele a lui dedicata. 

Episodio 3 – FW 1990 

Quarto alla Sanremo, primo al Fiandre dopo una stoccata sul muro di Grammont. Moreno Argentin si presenta ai nastri di partenza in grande forma (e in maglia tricolore).
208 km, si parte da Spa e un* coraggios* Robert Millar va in fuga portandosi dietro Pillon e i due svizzeri Jaermann e Maechler. Sulla Côte de Ben Ahin, Theunisse (che alla fine verrà trovato positivo all’antidoping e squalificato) innesca il contropiede buono a cui si accoda il gruppo dei favoriti con Indurain, Rooks, Alcala, Roche, Kiefel, Leclercq e il duo Ariostea Cassani-Argentin. Ci vogliono 12 km per riprendere l* scozzese in maglia Z, che nel frattempo se n’era andat* da sol*, e manca ancora l’ultimo, decisivo, passaggio sul Mur. Il gruppetto si invola verso il gran finale, con il futuro CT a far da apripista al veneziano che ha in canna il colpo per la sparata finale. E sotto il muro sono tutti lì: Teunisse a fare l’andatura, il messicano Raul Alcala, Argentin, Rooks, Leclerq, Indurain. Non tengono botta invece Millar e Roche, che si staccano. E ai 200 Argentin parte. Scatto secco e non ce n’è per nessuno.
La Flèche il principe di Vallonia la vincerà anche l’anno successivo, per portate a tre le sue vittorie nel ’94 – suo ultimo anno nel peloton – con la tripletta Gewiss, davanti a Furlan e Berzin, in fuga per 72 km come una cronosquadre.

Episodio 4 – FW 2003

Andare in fuga alla prima salita quando hai ancora da percorrere 134 km, otto salite e il Mur de Huy non è esattamente quella che si definirebbe una mossa intelligente. Igor Astarloa Askasibar, basco di Donostia, non lo sa che questo è il suo anno, lo scoprirà meglio tra qualche mese, per ora prende su e al km 65 se ne va con altri 15 uomini, tra cui il compagno di squadra Aleksandr Shefer, Unai Etxebarria, Aleksandr Kolobnev, i tre italiani Eddy Mazzoleni, Oscar Mason e Cristian Moreni, Ángel Castresana, Christophe Moreau e un altro basco, Aïtor Osa. Obiettivo: tenersi il gruppo alle spalle e arrivare in cima al muro. Facile. 44 km e saluta le Ardenne Davide Rebellin, frattura alla spalla. Gruppo che intanto viaggia a 2′ – 3′ dietro ai fuggitivi fino ai -20, quando la Lampre piazza Rumsas a tirare e in pochi km macina la strada fino ad arrivargli a 40′. Siamo sulla Côte de Ben Ahin, mancano 13 km: o patria o muerte. La fuga vacilla, Igor si guarda con il compagno basco Osa e i due se ne vanno verso Huy, lasciandosi dietro l’altro Saeco Sheffer e il duo Vini Caldirola Mason – Mazzoleni. Più esplosivo Osa, più furbo Astarloa, che usa tutta la sua potenza per lasciarsi dietro il conterraneo e diventare il primo, di una lunga serie (8) di (pochi, 4) iberici a vincere la Flèche. Il primo di una lunga serie (16) di (pochi, 7) iberici sul podio della Flèche. And on and on.
Vince la volata del gruppo un altro uomo Saeco, Di Luca, che taglia il traguardo a 1’34”.

Episodio 5 – FW 2015

Edizione numero sessantanove per la classica degli scalatori, che si presentano in massa ai nastri di partenza ma con la testa al 6 luglio, per prendere le misure per la terza tappa del Tour che arriverà proprio lì, in cima al Mur.
22 aprile, si parte da Waremme e il grande favorito è Alejandro Valverde. Sa qual è la mossa giusta per vincere questa gara: aspettare. Ne ha già vinte due di Frecce il murciano: la prima nel 2006 e l’altra nel 2014, stabilendo anche, con 2’41”, il record di scalata al Mur de Huy.
I big ci sono tutti: Froome, Nibali (non Antonio), Purito, Sergio Henao, Kreuziger, l’iridato Kwiatkwoski – terzo l’anno precedente -, Mollema, Rui Costa, Kelderman, Dan Martin.
Giornata costellata dalle cadute: andranno giù l’irlandese, Froome e l’altro grande favorito di giornata, vale a dire Philippe Gilbert.
Solito schema: ci sono tre belgi (De Gendt, Vanspeybrouck e Baugnies), un francese (Feillu, Brice) e un italiano (Ratto) in fuga, prendono un vantaggio considerevole ma poi dietro accelerano. Ci provano anche due olandesi (Teunissen e Honig). Al penultimo passaggio sul muro tocca a Visconti e LL Cool Sanchez che ai piedi della Côte de Cherave, siamo a 5 km all’arrivo, vengono però riassorbiti dal gruppo; a questo punto è Nibali a provarci, facendo l’unica cosa sa fare: anticipare. Dietro a lui il fido scudiero Scarponi e Kreuziger, i tre provano a fare selezione e innescano il contropiede di Tim Wellens e con un generosissimo Giampaolo Caruso i due fanno il vuoto. Si avvicina, implacabile, il muro, spinge il fiammingo della Lotto, si rialza l’italiano. Agli 800 il gruppo rientra sull’attaccante e il murciano c’è: aspetta. Ai 700 m Valverde si fa strada in testa al gruppo: aspetta. Ai 500 si piazza davanti a fare il ritmo, tenendoseli tutti dietro: aspetta. Ai 300, gli si affiancano, lo studiano, lui si alza sui pedali ma niente: aspetta. Ai 200 si muovono Albasini, Dani Moreno e Alaphilippe: aspetta. Arriva 50 m dopo il momento: parte e piazza la fiammata vincente, portando a casa il terzo successo personale, quarto iberico consecutivo. Aspetta.

 

— Jorge Cadete outta Lobanovski per LPC


Negli episodi precedenti:
s03 Amstel Gold Race
s02 Paris — Roubaix
s01 Ronde van Vlaanderen

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